Dal dramma dell’8 settembre e dalle ceneri della II Guerra Mondiale alla rinascita de L’Aquila con Enrico Mattei

La Basilica di Collemaggio sarà ristrutturata dopo i danni causati dal sisma del 2009 che colpì L’Aquila

La Basilica di Collemaggio sarà ristrutturata dopo i danni causati dal sisma del 2009 che colpì L’Aquila

 

All’indicazione del Parco del Sole sarà aggiunto il nome di Enrico Mattei, come è stabilito nella convenzione tra il Comune dell'Aquila e l’Eni che così ufficializzerà la concessione dei fondi per la ricostruzione della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, gravemente ferita dal terremoto, e per il rifacimento del parco pubblico adiacente. 
 
È un’apprezzatissima concessione di fondi che non può non richiamare alla mente di quanti hanno i capelli bianchi (come chi scrive) della profonda intesa tra Enrico Mattei, colui che impose l’Italia fra le sette società petrolifere mondiali, e L’Aquila, dove si visse il dramma dell’8 settembre 1943, dei circa seicento ufficiali dell’esercito, molti dei quali finiti nei campi di concentramento in Germania, che erano al comando dei settemila soldati di stanza in città.
 Enrico Mattei
 
“Lorenzo mandami a Milano tutti i periti minerari diplomati all’Istituto tecnico dell’Aquila, sia aquilani e sia di altre zone abruzzesi. Li occuperò, come mi chiedi, all’Agip”. 
 
Questa, in sintesi, la risposta di Mattei data nel 1954 al suo collega parlamentare Lorenzo Natali, con il quale rinsaldò l’amicizia proprio sui banchi di Montecitorio, dopo essere stati nelle fila dei partigiani cattolici.
 
Era il tempo in cui la città, come l’Italia, usciva dalle “ceneri della guerra” ed aveva estremo bisogno di dare un futuro ai propri giovani. E Natali si assunse questo compito, pensando soprattutto ai ragazzi dei Salesiani, compresi i circa 25 periti minerari (i Vitaliani, i Duronio, i Cococcetta, i Villani, i Fanella etc.) che divennero dipendenti apprezzati dell’Agip.
 
Dopo questi giovani anche molti altri professionisti aquilani furono “chiamati” a Milano da Enrico Mattei, per cui, su mandato dell’amministrazione civica, il sindaco del tempo, Angelo Colagrande, nel 1955, in una solenne cerimonia (solenne per quel tempo, ovviamente) svoltasi all’Aquila, consegnò al “benefattore dei giovani aquilani”e presidente dei Partigiani cattolici, le chiavi d’oro della città. 
Mattei, così, divenne “aquilano”, come rilevò Lorenzo Natali.
 
Ed allora, l’indicazione del suo nome accanto a quella del Parco del Sole non dovrebbe essere solo un mero riconoscimento a colui che costituì il colosso Eni, bensì  un vero e proprio “perenne ringraziamento degli aquilani tutti”, che potrebbe concretizzarsi, a lavori ultimati nel parco, con l’istallazione di un busto in onore dell’“aquilano” Enrico Mattei. 
 
Si troverebbe immerso, a ben guardare, nel “campo minerario”, dove i giovani dell’Istituto tecnico industriale svolgevano le loro esperienze dirette di mineralogia, che comprendeva anche le grotte esistenti sotto le mura di cinta, nel lato di via Strinella, dell’allora manicomio, oggi complesso sanitario e culturale di Collemaggio.

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