Non sempre fu 'sogno americano' per gli emigrati italiani

Non sempre fu 'sogno americano' per gli emigrati italiani

Ernesto “Ernest” Pagliaricci nacque, il 7 luglio del 1887, a Montorio al Vomano nella frazione di Cusciano da Filippo (nato a Isola del Gran Sasso) e Maria Giuseppa D’Eugenio (nata a Tossicia). I genitori di Ernesto si sposarono nel 1906. La madre di Ernesto aveva avuto un precedente matrimonio con Clemente Camillo Vitale, poi deceduto, dal quale era nato un figlio di nome Costantino.

Tra Ernesto e Costantino nacque un rapporto, se possibile, ancor più forte che quello di veri fratelli. I due sognavano il riscatto da quella vita, dura ed ingiusta, a cui sembravano essere definitivamente costretti. Poi un giorno decisero di rincorrere “il sogno americano” rispondendo positivamente ad un contrattista che offriva un lavoro, a suo dire sicuro e ben remunerato, negli gli Stati Uniti. I due chiesero a mamma Maria Giuseppa i soldi necessari e partirono. Arrivarono ad “Ellis Island”,il 3 ottobre del 1903, a bordo della “California – 1872”. Si stabilirono nella piccola Bradenville, Contea di Westmoreland, in Pennsylvania. Zona mineraria della vicina Derry Township.

Il lavoro nella miniera era durissimo e massacrante (si lavorava anche 14 ore al giorno) ma la voglia di farcela fu superiore ad ogni sacrificio. Dopo poco Costantino sposò l’italo-americana Maria Saveria Mantegna ed Ernesto andò a vivere con loro. Nel 1911 Ernesto sposò Lucia a Mantegna, sorella della cognata, dalla quale avrebbe poi avuto ben sette figli: Alfonso, Augusto, Maria Giuseppa, Maria Margherita, Ernesto Alfredo, Maria Antonia, Ernesto Agostino. Ernesto “Ernest”, imparata la lingua, decise di aprire un piccolo negozio di alimentari a Bradenville ed era lui a gestirla, quando non lavorava nella miniere di carbone, assieme alla moglie. Gli affari andavano bene e tutto sembrava volgere al meglio.

Poi il 21 giugno del 1923 la tragedia. Ernesto stava lavorando da pochi giorni in una nuova miniera, gestita dalla “Baum Coal Company” nelle vicinanze di Derry , quando accadde il disastro. Un crollo, uno dei tanti, in quella miniera insicura lo ridusse in fin di vita. Praticamente ogni giorno, in quella zona mineraria, vi era un morto ma si parlava sempre di “casualità” o peggio di “disattenzione”. Ernesto “Ernest” trasportato fuori dal tunnel spirò poco dopo. Finiva così, nel sangue, il “sogno americano” del giovane partito da Cusciano. La notizia fu riportata dal giornale “Latrombe Bulletin”.Rimaneva una vedova con cinque bambini.

Ci fu una generosa raccolta di fondi, tra i minatori, che servì a pagare il funerale. Poi fu il fratello Costantino a spendersi generosamente per la famiglia. Il primo figlio divenne con il nome, Alphonse "Al" Page, manager di giovani promesse del canto, editore e proprietario di un negozio di dischi. L’ultimo dei suo figli, Ernest Augustine, servì con coraggio l’esercito degli Stati Uniti durante la Seconda guerra Mondiale. Il fratello Costantino, ebbe 14 figli, morì nel 1975.

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