Vittime dimenticate e vite di successo degli emigrati abruzzesi

Vittime dimenticate e vite di successo degli emigrati abruzzesi
Leopoldo “Leo” Mascioli nacque a Cocullo, L’Aquila, nel 1876. All'età di dieci anni, accompagnato da un lontano parente, arrivò a Boston dove lavorò come lustrascarpe, “strillone” ed infine come cameriere. A 19 anni, Leo ebbe l’occasione di leggere una pubblicità che esaltava le opportunità lavorative offerte dal Canada. Questa cosa suscitò il suo interesse. Convinse alcuni suoi amici a firmare un contratto, di sei mesi, per una società siderurgica di Sydney, Contea Nova Scotia, in  Ontario. Intuì, da subito, che questa terra aveva estremo bisogno di manodopera e allora si ingegnò per farvi giungere il maggior numero di italiani (abruzzesi in particolare). 
 
In breve tempo, anche se giovanissimo, riuscì a conquistare la fiducia dei suoi connazionali ed  esercitare un'enorme influenza sulla intera comunità.  
Nel 1904 tornò in Italia per sposare, la sua amica d'infanzia,  Raffaella De Dominicis. Tornato in Canada si stabilì a Timmins. 
Da questo momento in poi, Leo iniziò una scalata che lo portò ad accumulare una incredibile fortuna economica. Ci fu una richiesta di personale per la ricerca di argento e solo lui fu in grado di fornire 150 operai. Mascioli divenne indispensabile per il reclutamento di minatori. 
 
Sempre in quegli anni strinse un rapporto con l’importante e potente Hollinger Inc. di Toronto. Nel 1914, nella convinzione che questo potesse servire a migliorare lo stato di salute di sua moglie, tornò in Italia. Purtroppo non fu così perché, a Cocullo, la sua amata Raffaella morì. In seguito Mascioli ampliò la sua attività e praticamente tutto quello che veniva fatto a Timmins e in Ontario era opera sua. Intanto continuava a favorire l’arrivo di connazionali, tanto che si parlò di una cifra pari a 25.000,  in Canada. Per  loro curò l’arrivo, la collocazione sia di lavoro e sia abitativa. E non disdegnò, mai, di essere con loro solidale. Fu, per questo, sempre  amato dai suoi connazionali. 
 
Vinse appalti per ampliamenti, marciapiedi, acqua e fogna, costruzioni e manutenzioni. Costruì e ne fu proprietario del più lussuoso albergo dell’Ontario: l’Empire di Timminns. Divenne proprietario dei migliori hotel della zona, così come di una catena di sale cinematografiche, concessionarie di automobili e garage. La più importante macchina economica fu sicuramente la “Mascioli Construction Company”. 
 
Divenne una  figura di spicco dell'élite locale e i politici sapevano che senza il suo appoggio non sarebbero andati da nessuna parte. Ricoprì numerosi e prestigiosi ruoli: in particolare fu presidente della  “Timmins Theatres Limited”, “Northern Empire Theatres”,”Empire Hotel Company”, “Timmins Garage Compan”, “Mascioli Construction Company,”, “Lady Laurier Hotel” e amministratore delegato della “Timmins Teatri Limited”. Al suo fianco lavorò per lunghi anni il fratello Antonio. 
 
Nel 1940, l’Italia dichiarò guerra al Canada e questo portò ad identificare molti italiani come “stranieri nemici”. Tra questi Leo Mascioli, al quale venne imputata la responsabilità di una tessera del Pnf risalente al 1938 (in quell’anno aveva fatto ritorno in Italia per la morte della madre). Per questo  fu internato come prigioniero al “Campo Petawawa”. Ne uscì, pesantemente provato, otto mesi dopo. Riprese,  con successo,  le sue attività e infine  passò il “testimone” a suo figlio Daniele, un prestigioso avvocato. Leopoldo morì il 24 aprile del 1951.
Ma c’è un’altra storia di emigrazione italiana che lega l’Abruzzo al Canada. Ma questa, purtroppo, ha un finale drammatico.
 
Quando gli Stati Uniti ritennero di “arginare” una sempre crescente immigrazione, il Canada decise, invece, di rendersi più disponibile verso nuovi arrivi. Questo atteggiamento non fu il prodotto di una grande amorevole accoglienza bensì frutto di una necessità. 
Necessità  di mano d’opera e soprattutto di una nuova popolazione che andasse ad abitare un territorio sterminato. Gli italiani risposero in maniera entusiastica spinti da  motivazioni economiche. Si calcola che solo nei primi anni del ‘900 furono 150.000 gli italiani che scelsero il Canada come loro nuovo “sogno”. 
Tra questi Luigi Rantucci nato ad Ovindoli, L’Aquila, e probabilmente il 10 gennaio del 1875 (Nel libro “This Colossal Project: Building the Welland Ship Canal, 1913-1932” si fa risalire la sua nascita al 1865). 
 
Luigi era arrivato, una prima volta,  ad Ellis Island nel 1902 sulla nave “Sicilia”. Successivamente raggiunse il Canada dove trovò lavori più remunerati. Nel 1919 tornò in Italia dove era rimasta Rosa sua moglie. Nel 1920 fece di nuovo ritorno in Canada dove giunse, sempre tramite una sosta ad Ellis Island, sulla “Duca degli Abruzzi”. Questa volta con lui arrivò anche il figlio, ventiquattrenne, Emilio. I due si stabilirono inizialmente a Quebec City dove trovarono una comunità proveniente da Ovindoli. 
 
Qualche tempo dopo Luigi Rantucci andò a lavorare alla costruzione dell’imponente “Canale di Welland” (“Welland Ship Canal”) che, in maniera navigabile, collegava il lago Ontario al lago Eire. Il 7 gennaio 1922 Rantucci caddè da un traliccio mentre lavorava al blocco 7 nella  sezione 3. Nella caduta riportò la frattura del cranio. Fu trasportato all'ospedale. Inizialmente le sue condizioni sembrarono stabilizzarsi ma poi peggiorarono rapidamente e il 14 gennaio, pochi giorni dopo il suo 47° compleanno, il cuore di Luigi cessò di battere. 
 
Un'inchiesta determinò, non poteva essere altrimenti, che la sua morte era da ritenersi "puramente casuale". In realtà in quel cantiere le misure di sicurezza erano totalmente inesistenti. Fu un nipote, Tommaso Rantucci, a dover provvedere al riconoscimento della salma e alle successive pratiche burocratiche. Oggi il corpo di Luigi Rantucci riposa, come quella di tanti altri caduti nella costruzione del “Welland Ship Canal”, in  una tomba anonima del “Victoria Lawn Cemetery” della cittadina di St. Catharines. Oggi, almeno idealmente, restituiamo alla sua terra  una delle tante vittime della “trincea del lavoro” all’estero.

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