Olimpio Scalzitti e la Mano Nera degli anni '30

Olimpio Scalzitti e la Mano Nera degli anni '30

Di lui resterà impressa la terribile immagine di morte scattata subito dopo l’attentato che lo vide soccombere alla Mano Nera. Di lui restò la testimonianza di coraggio di chi si oppose alla mafia subendone le conseguenze. Di lui è restato il grazie da parte di tanti americani e italiani d’America, per aver lottato per la giustizia. 

Oggi in pochi ricordano il nome di Olimpio Scalzitti,  condannato all’oblio da una storia che ingoia vite e ideali con famelica bulimia, gettato nel sottoscala della memoria sociale nonostante il suo eroismo di cittadino.

Olimpio Scalzitti nacque a Scontrone (L'Aquila) il 25 febbraio del 1881 e all’età di sedici anni, come tanti altri italiani, si imbarcò sul Piroscafo Fulda per attraversare l’Atlantico e sbarcare a New York. E come tanti altri italiani, anche Scalzitti si adattò a ogni tipo di lavoro prima di arrivare al sogno dell’azienda in proprio. L’abruzzese mise su una piccola impresa specializzata negli scavi e con la relativa agiatezza raggiunta attraversò di nuovo l’Oceano per ritornare a Scontrone. Qui conobbe Vincenza Grossi che nel giro di pochissime settimane sarebbe diventata sua moglie. La traversata sulla nave Prinzess Irene avvenne nel 1906 e per diversi anni la vita sorrise alla coppia abruzzese. La ditta di Scalzitti, in Illinois divenne un punto di riferimento negli scavi fognari  e la sua famiglia si arricchì con la nascita di Lorenzo, Alberto e Lidia (che per gli americani divennero Lawrence, Albert e Lydia). Le sue intuizioni gli permisero di brevettare numerosi macchinari che poi venivano adottati dalle maggiori ditte americane e il suo nome divenne sinonimo di successo.

Il 6 settembre del 1928 però cambiò bruscamente il destino dell’italiano. In quella data fu rapito, dalla organizzazione mafiosa italo-americana denominata “Mano Nera”, il piccolo Billy Ranieri. Il rapimento di bambino anticipò di due anni quello ben più conosciuto del figlio di Lindbergh 

“Ole Scully”, grazie importanti amicizie riuscì a coinvolgere una nota agenzia investigativa ad intervenire (questa aveva subito pressioni dai criminali perché non agisse) e riuscì ad offrire la pista giusta per arrivare ai rapitori e alla liberazione del piccolo Billy. Il 18 settembre del 1928 la polizia fece irruzione nella cascina dove era tenuto prigioniero il bambino e lo liberò. Furono arrestati i carcerieri e giorni dopo anche i potenti complici. Nel rapimento era coinvolta al potente “Mano Nera” di Chicago che subì un gravissimo colpo. Tra i nomi eccellenti tratti in arresto vi fu anche il pericoloso italo-americano Petitti per il quale il  Pubblico Ministero chiese la pena di morte ( stessa pena venne richiesta per Andrew Cappellano e suo figlio Andrew che tenevano prigioniero nella loro casa, il piccolo Billy). Chiamato a testimoniare, a fine dicembre Scalzitti incontrò il Procuratore Hoffmann per dare il suo contributo alle accuse. Lo stesso Samuel Hoffmann ricordò come Ole Scully aveva fornito una parte importante delle prove … aiutando i procuratori a implicare Petitti non solo nel rapimento di Ranieri ma in molti altri casi di estorsione.

Il procuratore espresse il suo ringraziamento per l’italiano che aveva fornito un elenco delle vittime di Petitti affinché venisse reso pubblico. E con tale gesto decretò la condanna a morte di Scalzitti. 

La mattina del 17 dicembre del 1928, a pochissimi giorni dal processo, mentre Olimpio con cinque suo uomini era a pranzo a Chicago in un ristorante  sulla W. Taylor Steet , una decina di uomini irruppero armati di mazze da baseball non concedendo scampo a nessuno. Gli amici di Scalzitti subirono colpi tremendi alle gambe e alle braccia e furono ridotti nell’impossibilità di reagire. A Scalzitti invece toccò sorte peggiore. L’impresario nato a Scontrone fu colpito molte volte e alla fine gli fu fracassato il cranio. La “Mano Nera” aveva eliminato un pericoloso testimone mandando un chiaro ed intimidatorio messaggio a chi avesse voluto o pensato di fare altrettanto. I giornali, le autorità e l’intera cittadinanza di Chicago parlarono, riferendosi ad Olimpio, come di un vero eroe di tutta la comunità. Il suo nome entrò nella storia della città come esempio coraggioso di chi si opponeva alla mafia. Ma la sua vita finì tragicamente quel 17 dicembre del 1928. 

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