Emilia in the Time of the Terramare: A Glimpse of Prehistoric Italy

The archeological park of Terramarein Montale Rangone, Modena

There was a time when the Italian Peninsula had yet to become the “Cradle of Western Civilization,” a distant era in which Roman and even Etruscan culture did not exist at all. But even in those far-away days, the land we now call Italy had already begun to flourish. Let’s delve more deeply into the life and culture of its prehistoric peoples by visiting the remains of the so-called Terramare, a series of mysterious ancient villages in present-day Emilia-Romagna that bring us right back to the Bronze Age.

The plain of the Po valley of northern Italy, stretches across most of the outwash of the southern slopes of the Alps

The name terramara (plural: terramare) derives from the Emilian dialect “terra marna,” that is “fat, soft land,” a clear reference to the fertility of the local soil. Originally, however, this term was meant to designate a particular kind of “little hills” (2 to 5 meters high) formed by centuries-long accumulation of dark-colored settlement mounds. Such heaps of fertile black earth were quite common in this area of the Po Valley until the late 19th century, by which time most of them had been destroyed in order to sell the topsoil as fertilizer. It is precisely because of this activity that the Bronze Age villages of the Emilia region came to be discovered.

As a matter of fact, the recovery of several artifacts from the ground of the terramare heaps in the provinces of Ferrara, Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, and Piacenza aroused the curiosity of some scholars, who suspected the “little hills” could be ancient burial sites or even sacrificial altars: as it became clear during the 1860s with the discovery of pile-dwelling settlements in Castione Marchesi (Parma), these were in fact the remains of real prehistoric villages dating back to the period 1650–1150 BC.

The archeological park of Terramarein Montale Rangone, Modena

Thus, the Bronze Age settlements of the Po Valley began to be known as Terramare, while the civilization that had once arisen from them was called terramaricola. Over the last century and a half, more than a hundred archaeological sites from this era have come to light not only in Emilia, but also in lower Lombardy and Veneto (for example, near Verona, Mantova, and Cremona): let’s not forget, after all, that a considerable number of almost 200 thousands people are said to have inhabited the area at the zenith of the Terramare culture, proving that this was really a rich and well-developed civilization for those days.

Even though in most cases there was not much left of these villages once the found artifacts had been collected and reallocated to local museums, the nature of these items – along with the extraordinary example given by some of the best-preserved sites, such as those in Castellazzo di Fontanellato (Parma), Montata dell’Orto (Piacenza), and especially Montale Rangone (Modena) – tell us a great deal about the physical structure of these settlements as well as about the actual society of the Terramare.

Judging from the many bronze knives, axes, and arrowheads found in the Terramare, it appears that warriors played a key role in the life of the community. The village itself – a series of aligned stilt houses built on a rectangular plot of land – was almost always surrounded by embankments, a moat and a wooden palisade, so as to keep enemies, floods and wild beasts away. At the same time, however, the ditch was surely instrumental as a water reserve for farming and breeding, while the recovery of various shards, utensils, and seashells in the zone also testifies to the great importance of commerce, metallurgy and craftsmanship for these ancient people.

Today, it is easy to understand how such a neat and complex society must have been based on careful planning as much as on teamwork and participation in order to thrive. Nonetheless, it continues to be very instructive for us to visit these Emilian Terramare, especially now that they have been turned into open-air museums and archaeological parks.

The most famous of them is probably the aforementioned Terramara di Montale near Modena, whose excavation area – still revealing traces of the original ditch and earthworks – has been enriched with a faithful real-size reconstruction of the primitive village’s fortifications, gate, and dwellings: in addition, the park also organizes several different activities for the public, such as visits for children, workshops, team games, and demonstrations of the ancient handicrafts of the Terramare people.

Similar initiatives have been taken to promote the Terramara di Anzola (Bologna), the Terramara di Pilastri (Ferrara), and the Terramara Santa Rosa di Poviglio (Reggio Emilia), all of which contribute in their own way to our understanding of prehistoric Italy. In the end, though, none of these sites has yet given a clear answer to the most disputed question concerning such mysterious, ahead-of-its-time civilization: why did the Terramare abruptly start to collapse around the year 1200 BC? Why was Emilia then left uninhabited for more than 400 years, until the Etruscans eventually settled in the region? The ultimate lesson to be learned is that it probably happened because of overpopulation, over-exploitation, and climate change: a clear warning for our times.

C'è stato un tempo in cui la penisola italiana doveva ancora diventare la "culla della civiltà occidentale", un'era lontana in cui la cultura romana e anche quella etrusca non esistevano affatto. Ma anche in quei giorni lontani, la terra che ora chiamiamo Italia aveva già iniziato a formarsi. Scaviamo più in profondità nella vita e nella cultura dei suoi popoli preistorici visitando i resti della cosiddetta Terramare, una serie di misteriosi e antichi villaggi nell'odierna Emilia-Romagna che ci porteranno indietro all'età del bronzo.

Il nome terramara (plurale: terramare) deriva dal dialetto emiliano "terra marna", cioè "terra grassa e morbida", un chiaro riferimento alla fertilità del suolo locale. In origine, però, questo termine era destinato a designare un particolare tipo di "piccole colline" (da 2 a 5 metri di altezza) che si erano formate dall'accumulo secolare di scuri cumuli di insediamento. Tali cumuli di fertile terra nera erano abbastanza diffusi in questa zona della Valle del Po fino al tardo XIX secolo, epoca in cui la maggior parte di loro è stata distrutta per vendere il suolo come fertilizzante. È proprio a causa di questa attività mineraria che i villaggi dell'età del bronzo della regione Emilia sono stati scoperti.

Infatti, il recupero di numerosi manufatti provenienti dai cumuli di terramare nelle province di Ferrara, Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza suscitarono la curiosità di alcuni studiosi che sospettarono che le "piccole colline" potessero essere antichi siti di sepoltura o anche altari sacrificali: come divenne chiaro nel 1860 con la scoperta degli insediamenti di coloni a Castione Marchesi (Parma), questi erano in realtà i resti di veri e propri villaggi preistorici risalenti al periodo 1650-1150 A.C.

Così, gli insediamenti dell'epoca del bronzo della Valle del Po cominciarono a essere conosciuti come Terramare, mentre la civiltà che era nata da loro fu chiamata terramaricola. Nel corso dell'ultimo secolo e mezzo, più di cento siti archeologici di questo periodo sono venuti alla luce non solo in Emilia, ma anche nella bassa Lombardia e in Veneto (per esempio, vicino a Verona, Mantova e Cremona): non dimentichiamo, dopo tutto, che un numero considerevole di quasi 200 mila persone si ritiene abbiano abitato la zona all’apice della civiltà delle Terramare, dimostrando che quella fu davvero una civiltà ricca e ben sviluppata per quei tempi.

Anche se nella maggior parte dei casi non è rimasto molto di questi villaggi, una volta che i reperti trovati sono stati raccolti e sistemati nei musei locali, la natura di questi elementi - insieme allo straordinario esempio dato da alcuni dei siti meglio conservati, come quelli a Castellazzo di Fontanellato (Parma), Montata dell'Orto (Piacenza), e, soprattutto, Montale Rangone (Modena) - ci ha detto molto della struttura fisica di questi insediamenti, così come della effetiva società di Terramare.

A giudicare dai tanti coltelli, asce e frecce di bronzo trovati nelle Terramare, sembra che i guerrieri abbiano svolto un ruolo chiave nella vita della comunità. Il villaggio stesso - una serie di case allineate su un terreno rettangolare - era quasi sempre circondato da argini, fossato e palizzata di legno, in modo da evitare i nemici, le inondazioni e le bestie selvatiche.

Allo stesso tempo, però, il fosso era sicuramente strumentale come riserva idrica per la coltivazione e l'allevamento, mentre il recupero di varie schegge, di utensili e conchiglie nella zona testimonia anche la grande importanza del commercio, della metallurgia e dell'artigianato per queste antiche genti.

Oggi è facile capire come una società così ordinata e complessa debba essersi stata basata su un'attenta pianificazione, oltre che sul lavoro di gruppo e sulla partecipazione al fine di prosperare. Tuttavia, continua ad essere molto istruttivo per noi visitare quelle Terramare emiliane che sono state recentemente trasformate in musei all'aperto e parchi archeologici. La più famosa è probabilmente la suddetta Terramara di Montale vicino a Modena, la cui area di scavo – che ancora rivela tracce del fossato e delle originali opere di sterro - è stata arricchita con una fedele ricostruzione delle reali fortificazioni, della porta e delle abitazioni del villaggio primitivo. Il parco inoltre organizza diverse attività per il pubblico, come visite per bambini, workshop, giochi di squadra e dimostrazioni degli antichi artigianati del popolo Terramare.

Sono state intraprese iniziative analoghe per promuovere il Terramara di Anzola (Bologna), il Terramara di Pilastri (Ferrara) e il Terramara Santa Rosa di Poviglio (Reggio Emilia), che contribuiscono tutte, ciascuna a modo suo, alla nostra comprensione dell'Italia preistorica. Alla fine, però, nessuno di questi siti ha ancora fornito una chiara risposta alla domanda più controversa su questa misteriosa civiltà avanzata: perché la Terramare cominciò bruscamente a crollare intorno all'anno 1200 A.C? Perché l’Emilia è rimasta disabitata per più di 400 anni, finché gli Etruschi non si sono stabiliti nella regione? La lezione ancora da imparare è che probabilmente è accaduto a causa della sovrappopolazione, dello sfruttamento e del cambiamento climatico: un chiaro avvertimento per i nostri tempi.
 

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