Il patrimonio culturale della Ciociaria storica

Il patrimonio culturale della Ciociaria storica

Corte interna dell’Abbazia benedettina di Monte Cassino, in gran parte ricostruito dopo i bombardamenti del 1944

L’Unesco è una delle 17 agenzie specializzate delle Nazioni Unite che  si occupa di Educazione, Scienza e Cultura. Ha sede a Parigi e vi fanno parte circa duecento Stati. Uno dei suoi compiti è la salvaguardia e la tutela di particolari contesti culturali o naturali o artistici degli Stati firmatari ai quali viene riconosciuto valore e significato mondiali: i cosiddetti siti Unesco, patrimonio della umanità. Oggi di questi siti particolari l’Italia ne ha 51, la Francia quaranta, altrettanti la Germania, la Spagna 44, il Regno Unito 26.
La Ciociaria Storica, nella sua interezza, ha tutti i requisiti oggettivi per essere inclusa nella lista e in più ha un afflato europeo e transfrontaliero e internazionale, come pochissime altre regioni al mondo.
 
Nella sua interezza e non in contesti singoli che pur avrebbero tutti i requisiti di recepimento da parte dell’Unesco quali Montecassino, Anagni, le Mura Ciclopiche, Casamari, Fossanova, Priverno, Cassino, Latina, che sono stati dimenticati nelle loro peculiarità architettoniche e storiche uniche epperò parametri e punti di riferimento.  
La candidatura è stata sottoposta agli organi regionali per l’esame e le valutazioni e, soprattutto, per la stesura dettagliata ed elencazione di tutti i titoli di merito.
 
Perché la Ciociaria Storica possiede tutte le prerogative ed attributi idonei? La sua storia pur se con altri nomi, inizia coi Volsci, gli Ernici, i Sanniti; con Circe, Camilla, Enea; con Cicerone, Giovenale, M.Vipsanio Agrippa, con Aulo Irzio, Caio Mario, Att. Regolo, L. Munazio Planco, ecc. figli di questa Terra. Vi incontriamo San Benedetto e  Montecassino e Casamari e poi S.Tommaso d’Aquino e Fossanova; e poi il Monachesimo che si irradia da Montecassino nell’Europa intera: Cluny, Fulda, St.Gallo, Reichenau, Einsiedeln… E lo Scriptorium Cassinese che tramanda e salvaguardia gli antichi testi; e poi il secolo dei grandi papi ciociari: Innocenzo III,  Gregorio IX, Alessandro IV,  Bonifacio VIII e perciò le investiture, Federico II, le eresie e i Catari, l’inquisizione e la tortura, il Giubileo, San Francesco e San Domenico. Qui le prime parole in volgare italiano, qui i primi libri stampati in Italia, qui la scoperta della punteggiatura, del corsivo, del formato tascabile. 
 
E poi in questi ultimi due secoli l’apoteosi, unica e sola in Europa: la scoperta e il successo del personaggio in costume ciociaro consegnato alla eternità da migliaia di artisti europei tra i quali i massimi presenti in quasi tutti i musei del pianeta; la nascita e la invenzione della professione e mestiere della modella e modello di artista a Roma, a Parigi soprattutto e a Londra: possiamo sostenere che i capolavori più noti usciti dal pennello o dallo scalpello dell’artista che si ammirano nelle gallerie e pinacoteche mondiali sono stati possibili perché ispirati e generati dalla presenza dell’umile creatura ciociara in posa sulla pedana davanti all’artista. Il brigante come ormai noto ovunque in letteratura e arti visive, è una scoperta ciociara. E l’emigrazione  per fame, miseria, soprusi, incremento demografico, è anche essa una invenzione ciociara. Senza menzionare canti e musica e danza del folklore. E poi Giustiniano Nicolucci, Ettore Marchiafava, Marcello Mastroianni, Ennio Morricome, Gina Lollobrigida, Severino Gazzelloni, Amleto Cataldi, Antonio Valente, Giuseppe De Santis, Nino Manfredi, Anton Giulio Bragaglia, tanto per citare a memoria e poi quelli gloriosi oltre frontiera, Charles Forte, Caterina Valente, Linda Evangelista e tanto altro ancora….. 
 

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