Emigranti di ritorno con l’elisir di lunga vita: un bicchiere di vino e peperoncino

Emigranti di ritorno con l’elisir di lunga vita: un bicchiere di vino e peperoncino

Cesira Cirone, originaria di Farindola ma emigrata per 24 anni, soffierà su 96 candeline il prossimo ottobre

Per vivere a lungo e per vivere bene, c’è chi ha una ricetta molto semplice. Vale la pena prendere buona nota, visto che chi la suggerisce la sta sperimentando con ottimi risultati. E’ una nonnina abruzzese che abbiamo incontrato sulla Strada Parco Pescara – Montesilvano. A ottobre spegnerà 96 candeline. 
 
Qual è l’elisir di lunga vita?  “La buona alimentazione. Innanzitutto sulla mia tavola non mancano mai il peperoncino e un bicchiere di vino. Solo cibi genuini. Tutto fatto con le proprie mani. Come una volta. Dai ravioli alla pasta fatti in casa. E poi condurre una vita serena, pensare al bene, fare del bene e non occuparsi dei fatti degli altri”.
 
Così nonna Cesira Cirone, nata nell’ottobre del 1920 a Farindola, in provincia di Pescara, risponde ad una signora che le chiede quanti anni ha, si congratula per vederla così arzilla e vuole poi sapere qual è il segreto per arrivare vicini ad un secolo di vita in buona salute.
 
La nonnina l’avevamo vista tantissime volte sulla Strada Parco. Non immaginavamo che avesse tanti anni… Le diciamo: “Complimenti, è proprio una ragazza!”. E lei: “Sono stata una ragazza, ma tanti, proprio tanti anni fa sono stata una ragazza!”. E’ simpaticissima, lucida, aperta al dialogo. “Mi piace parlare con le persone. E’ bello incontrarsi”. Si siede sulla panchina: “Mi riposo un po’”. Il cane accanto che accarezza continuamente con amore. “Charles, il mio amico cane di sei anni e mezzo, è la mia forza, è la mia sicurezza”. Lo bacia. “Mi fa compagnia e mi aiuta tanto, mi spinge ad uscire, mi fa camminare tanto. E camminare fa bene alla salute”.
 
E’ un’assidua frequentatrice della Strada Parco. “Sì, qui cammino molto. Vengo spesso. Abito vicino”. 
Ci sediamo. Parliamo un po’ di tutto. A partire dai drammatici fatti di questi giorni. “Ma perché fanno tutto questo? Perché provocano tutte queste vittime? Ma cosa hanno in testa? Sono preoccupata. Sono molto preoccupata. Io non guardo più la tv. Quelle immagini mi fanno paura. Non mi fanno dormire la notte. Mi creano agitazione. No, no, basta con tutte queste pazzie… Perché non si torna ad essere buoni?”.
 
Mentre parla, si vede arrivare sulla Strada Parco una macchina. Dice: “Forse è della polizia…” Ci passa davanti e diciamo alla nonnina: “No. Purtroppo è un automobilista che non rispetta il divieto di transito”. E lei: “Ma qui passano oramai tutti”. E noi: “Vogliono far passare il bus…” Ci guarda. Fa subito un netto cenno di disapprovazione, muovendo insieme la testa e il dito indice. “No, non deve passare il bus”. E’ un no deciso. “Stiamo bene così. Hanno fatto proprio bene a recuperare questo tracciato dove una volta passava il treno”.
 
Il sole, il cielo azzurrissimo, profumi di primavera. Prezioso polmone verde tra Pescara e Montesilvano. Da salvaguardare. “E’ proprio bello, come si sta bene” dice la nonnina. La strada in pratica è “una piazza lunga sette chilometri, da Pescara a Montesilvano”. Qui ci si incontra, si fanno nuove amicizie, si socializza. 
 
“Sono nata a Farindola, dove torno spesso e dove tutti mi conoscono. Ma anche qui a Montesilvano ho tantissimi amici. Ci incontriamo spesso su questa strada, dove ho conosciuto anche tante altre persone che mi vogliono bene”. Nonna Cesira parla con entusiasmo del suo paese: “C’è un buon formaggio. C’è aria buona. Ottimi pascoli! Ci ritornerei a vivere. Mio figlio non vuole che vada a stare da sola, non vuole che rimanga sola soprattutto la notte. Mi vuole qui a Montesilvano, vicina a lui”. Parla con orgoglio del figlio: “Luciano si è laureato in ingegneria alla Sorbona”. 
 
Nonna Cesira ricorda gli anni della grande emigrazione. “Anni difficili. Non avevamo niente, ma a noi giovani bastava poco per essere veramente felici. Oggi purtroppo vedo che non è più così. Troppi ragazzi non si accontentano di quello che hanno, che è proprio tanto! Non li capisco…”. 
 
Il marito era partito da Farindola negli anni Cinquanta. “Era andato in Francia. Io l’ho raggiunto con tutta la famiglia nel 1960. Siamo stati 24 anni a Parigi. Vivevamo in una zona centrale. Mio marito lavorava in fabbrica, io in una lavanderia industriale. Passavo ogni giorno vicino alla Torre Eiffel. Poi siamo tornati in Abruzzo”.
 
E mentre parla continua ad accarezzare Charles. “E’ dolcissimo. I cani una volta adottati bisogna tenerli bene. Era piccolo così, quanto il pugno della mia mano, quando l’ho preso. L’ho cresciuto come un figlio. E’ molto affezionato a me. E fa la guardia attentamente. Una volta una mia amica a Farindola si è avvicinata per abbracciarmi. Charlie si è messo subito in mezzo per difendermi”. 
 
Si alza. “Non voglio rimanere tanto a lungo ferma. Buon pomeriggio. Andiamo Charles”. Nonna Cesira e il fedele cagnolino riprendono insieme, felici, il lungo cammino d’amore e d’amicizia. 
 

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