A 40 anni dalla finalissima in cui Rino Gaetano si presentò sul palco di Sanremo con cilindro e frac

A 40 anni dalla finalissima in cui Rino Gaetano si presentò sul palco di Sanremo con cilindro e frac

Il 26-27-28 gennaio ricorreranno 40 anni dal Festival di Sanremo 1978 in cui Rino Gaetano si classificò primo nella classifica della categoria Cantautori e terzo in quella generale (dietro ai vincitori assoluti, i Matia Bazar, e una giovanissima Anna Oxa)... Il 28 saranno 40 anni esatti dalla finalissima in cui Rino Gaetano si presentò sul palco con il famoso cilindro e indossando il frac. Un libro inedito ricorda il cantautore, che verrà presentato a Casa Sanremo il 6 febbraio: è Rino Gaetano Essenzialmente Tu di Matteo Persica

Questo libro, nato dal meticoloso lavoro del biografo, è “un atto d’amore” nei confronti di Rino Gaetano. Come in Anna Magnani, Biografia di una donna, Matteo Persica riesce a far parlare il protagonista senza farsi intimorire dalle lacune: quel che Gaetano non ha detto nelle numerose interviste, lo dicono gli amici, i colleghi, le fidanzate. Le voci di Domenico "Mimì" Messina (amico dai tempi del seminario), Franco Pontecorvi (amico e road manager), Amelia Conte, Daniela (le sue partner), il produttore Giacomo Tosti, i suoi amici d'infanzia e molti, molti altri (innestate sui brani delle interviste) creano una trama fluida che racconta questa vita completamente. Il libro contiene foto inedite provenienti dagli archivi privati dei suoi amici e colleghi, tra i quali: Domenico Messina, Giacomo Tosti, Enzo Coletta e tanti altri.

Nel 1978 un ragazzo con il cilindro (una citazione di Ettore Petrolini), un ukulele e un frac pieno di medaglie, sale sul palco dell’Ariston e sbaraglia il Festival di Sanremo con la sua folle lirica. La canzone era “Gianna”, e lui era ovviamente Rino. Da allora la storia della ragazza che “aveva un coccodrillo ed un dottore” non è mai passata di moda nelle discoteche d’Italia. Il cantautore, benché scettico nei confronti del festival, non era alle prime armi. Aveva già scritto il suo cavallo di battaglia “Ma il cielo è sempre più blu”, nato con un giro di piano improvvisato dal pianista Arturo Salteri alla It, costola indipendente della RCA guidata dal talentuoso produttore Vincenzo Micocci.

Il primo LP, Ingresso libero, che il giovane cantautore aveva registrato nel 1974, era stato un mezzo fiasco. Canzoni come “Agapito Malteni il ferroviere”, “Tu forse non essenzialmente tu” o “L’operaio della Fiat (la 1100)” sono state capite ed apprezzate in un secondo momento, ma alla It in quegli anni si era soliti dare una seconda possibilità alle giovani leve. In quel caso si trattava di credere in un giovane autodidatta un po’ beat, che preferiva scrivere testi piuttosto che interpretarli, formatosi più sul muretto sotto casa in compagnia dei suoi amici ed in teatro con la compagnia il Carro di Tespi che leggendo e studiando musica... Eppure l’appassionato chitarrista seppe incanalare un’ispirazione fatta di cose semplici, che coglieva sul tragitto del 60 diurno e notturno, in una serie di canzoni memorabili che svisceravano in rima la condizione dell’Italia degli anni Settanta.

Questo libro contiene la spiegazione di Gaetano dei suoi testi, che tramite la comicità e il nonsense (Jannacci tra i suoi punti di riferimento) trattano di tematiche esistenziali e sociali importantissime come la schiavitù dai prodotti legati al petrolio (“Spendi spandi effendi”) o la totale indifferenza dell’essere umano per il proprio simile (“Mio fratello è figlio unico”). Scopriamo così cose intuibili, ma mai profondamente comprese come il fatto che “Aida è anche l’Italia stessa, dalla guerra d’Africa, fino ai giorni nostri. È la storia di una donna, col marito che ha fatto la guerra in Africa, ed è la storia dell’Italia degli ultimi trent’anni”. La vicenda umana di Rino Gaetano racconta anche la storia di uno show business romano fatto di cabaret che raccoglievano un misto di artisti della provincia italiana e americani, in cui potevi incontrare per caso Lucio Dalla e offrirgli una teglia di gnocchi alla sorrentina “a casa di mamma”, frequentare Francesco De Gregori o, più avanti, suonare in un megaconcerto (i Qconcert) con Cocciante e il gruppo jazz “New Perigeo”. Le interviste in TV le faceva anche Gianni Boncompagni e gli album di Gaetano venivano definiti “ottimi” da Mario Luzzatto Fegiz.

Ma tornando al ritratto di Rino, la sua personalità è racchiusa in fondo in queste quattro frasi: «Dalla vita uno dovrebbe avere l’essenziale con un pochino di superfluo». Se insisti, e gli chiedi cosa è per lui l’essenziale e cosa il superfluo: «L’essenziale è mangiare, bere, dormire e fare l’amore» ti dice candidamente. «Il superfluo è passare davanti a un bar, vedere un flipper e buttarci dentro cento lire e, magari, pur sapendo che ti chiude il ristorante e non potrai più mangiare, te ne freghi perché il superfluo è più importante dell’essenziale ».

Rimarranno delusi da questa biografia approfondita e poetica i fautori delle teorie del complotto sulla sua morte, i “tiratori di giacchetta” politici e tutti i detrattori della musica del grande Rino.

Matteo Persica si definisce scrittore appassionato di storie vere da raccontare. Ha esordito per Odoya nel 2016 con Anna Magnani. Biografia di una donna, che è stato un grande successo di critica e di lettori. Nel 2010 ha diretto il documentario Nannarella 100; dal 2012 è direttore artistico del Premio Anna Magnani. Nel 2016 ha vinto il premio FS News Radio.

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