Beato e Giusto tra le Nazioni: il giornalista Focherini salvò oltre 150 ebrei e morì nel campo di Flossemburg

Beato e Giusto tra le Nazioni: il giornalista Focherini salvò oltre 150 ebrei e morì nel campo di Flossemburg

Morì il 27 dicembre del 1944 nel campo di Flossenburg, dopo aver vissuto l’esperienza nei campi di concentramento di Fossoli (Carpi) e Gries (Bolzano). Per i tedeschi era un odioso amico degli ebrei. L’Italia gli ha conferito 60 anni dopo  la Medaglia d’oro della Repubblica italiana al Merito Civile. Per gli ebrei è tra i Giusti fra le Genti dal 1969. La chiesa lo ha beatificato. Il suo nome  era Odoardo Focherini.

Nato a Carpi (Modena) il 6 giugno1907 da una famiglia di origini trentine, Odoardo fin da ragazzino si impegnò nelle varie associazioni cattoliche, e divenne presidente diocesano dell’Azione  Cattolica.  . Nel 1930 sposò Maria Marchesi che fra il 1931 e il 1943 di regalò sette figli. Assunto nel 1934 dalla Società Cattolica di Assicurazione di Verona arrivò in poco tempo  a ricoprire il ruolo di ispettore per Modena, Bologna, Verona e Pordenone, ma parallelamente coltivò sempre la sua passione per il giornalismo. All’età di 17 anni infatti aveva fondato “L’Aspirante” insieme a Zeno Saltini (futuro religioso e fondatore di Nomadelfia), realizzando la prima testata cattolica italiana dedicata espressamente ai ragazzi e che nel 1928, grazie alla Pia Società San Paolo, divenne giornale nazionale. Dal 1925 Focherini collaborò anche per Cuor di giovane, L’Operaio Cattolico, divenendo nel 1927 corrispondente locale per il quotidiano bolognese L’Avvenire d’Italia (che oggi tutti conoscono come  L’Avvenire) e per L'Osservatore Romano. Nel 1939 raggiunse l’apice del suo percorso nella carta stampata assumendo l’incarico di   Amministratore Delegato  de L’Avvenire d’Italia e diventando l’uomo di fiducia del direttore, Raimondo Manzini, che a lui si rivolgeva per le questioni più delicate.

La vita apparentemente tranquilla di Focherini cambiò nel 1942 e per merito del cardinale Pietro Boetto, vescovo di Genova. Il prelato indirizzò a Manzini un gruppo di ebrei giunti a Genova, pregandolo di occuparsene. Manzini a sua volta girò la richiesta a Focherini che divenne nel giro di pochi giorni il punto di riferimento per gli ebrei di passaggio a Bologna. Collaborò con don Dante Sala, un sacerdote di grande spiritualità, organizzando il viaggio fino a Cernobbio, sul Lago di Como per poi far varcare il vicino confine svizzero agli ebrei in fuga. Grazie all’azione congiunta  di Focherini e Sala  più di 150 ebrei ebbero salva la vita. Focherini però non sfuggì alla delazione.  L’11 marzo del 1944 l’amministratore dell’Avvenire era in visita presso l’Ospedale Ramazzini di Carpi per concertare la fuga di Enrico Donati. Non ebbe il tempo di organizzare l’ennesima fuga.

La sua attività a favore degli ebrei era stata infatti scoperta dalla polizia grazie all’intercettazione di una lettera di un prete di Padova che gli segnalava il caso di un ebreo da mettere in salvo “sapendo che lei si interessa di ebrei”. Nella sua casa di Mirandola la polizia trovò timbri e altro materiale utile a preparare carte d’identità e passaporti falsi.

Focherini fu bloccato dal reggente del fascio di Carpi che lo prelevò e lo portò a Modena, dove fu tratto in   arresto per poi essere trasferito nel carcere di Bologna.

Focherini accettò senza alcun pentimento la spoliazione della propria libertà e quando il cognato Bruno Marchesi ( fratello della moglie Maria) venne a trovarlo chiedendogli il perché di tali azioni egli rispose: «Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, come trattano gli ebrei qui dentro, saresti pentito solo di non averne salvati di più».

Trasferito al campo di concentramento di Fossoli, Focherini non rivide mai più i suoi familiari ma con grande  riuscì a far giungere 166 lettere e biglietti, ufficiali e clandestini, alla moglie, ai genitori e all’amico Sacchetti. Non sono le uniche lettere che Focherini scrisse ma, per motivi di sicurezza e su indicazioni dello stesso Focherini, la moglie Maria distrusse diverse lettere ricevute dal marito in quel periodo.

Focherini morì il 27 dicembre 1944 nell’infermeria del Campo, a causa di una setticemia per una ferita non curata alla gamba. L’amico Teresio Olivelli, internato con lui a Flossemburg- Hersbruck, raccolse le sue ultime parole: «I miei figli... voglio prima vederli... Tuttavia, accetta, o Signore, anche questo sacrificio e custodiscili tu... Vi prego riferite a mia moglie che le sono rimasto sempre fedele, l’ho sempre pensata, e sempre intensamente amata».

Gli ebrei non dimenticarono le gesta di Focherini. Nel 1955 alla famiglia venne consegnata la Medaglia d’oro della Comunità Israelitica di Milano. Nel 1969 gli venne conferito il titolo di “Giusto fra le Nazioni” (l’onorificenza più alta che lo Stato di Israele riconosce ai non ebrei).

Nel 1996 iniziò il processo di beatificazione della Chiesa mentre l’Italia si ricorderà del carpigiano molti anni dopo. Nel 2007 il presidente Giorgio Napoletano consegnò infatti alla famiglia la Medaglia d'oro della Repubblica Italiana al Merito civile mentre il processo di beatificazione si è concluso il 15 giugno 2013 in Piazza Martiri a Carpi, con la cerimonia ufficiale della Beatificazione presieduta dal Card. Amato, Prefetto della Congregazione delle cause dei santi.

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