Liguria magica: nel piccolo borgo di Triora dove nel ‘500 si tenne la più grossa caccia alle streghe d’Italia

Liguria magica: nel piccolo borgo di Triora dove nel ‘500 si tenne la più grossa caccia alle streghe d’Italia

In Liguria, a poche decine di chilometri da Imperia, si trova il piccolo borgo medievale di Triora

Arroccata nel suo nome breve e compatto, stretta nella forza aspra delle sue sillabe, Triora evoca fortezze inespugnabili, castelli e feritoie, diritti feudali in un luogo serrato tra gole, quasi l’immagine semplificata di una fantasia gotica. 
 
I nomi contengono una loro misteriosa essenza, un’individualità che li rende unici. L’etimologia di Triora accosta il nome alla topografia: “Tria Ora” sembra riferirsi al confluire delle tre valli formate dai torrenti Gerbone, Capriolo e Argentina, ma un’accreditata tradizione la identifica con le tre immonde bocche di Cerbero, il terribile doganiere di cui parla Virgilio, messo a guardia di quella Repubblica Ligure le cui sorti Triora seguì fino all’epoca napoleonica. Il numero Tre, evocatore di perfezione e Trinità, qui sembra mostrare una sua speciale ambiguità, una sorta di segreta differenziazione che, nel lampo di una metamorfosi infernale, ne amplifica ed accresce il mistero. 
 
Fuori dallo spazio astratto dell’immaginazione, Triora è oggi un borgo fuori dal tempo, carico di storia, espresso in una sua strana verticalità, che si preannuncia già in basso nella valle dove gli strati rocciosi scavati dal corso del torrente Argentina risultano verticalmente compressi da immani forze geologiche. 
Culmine di questa tensione il Camposanto “alto sullo sprone del monte” come lo descrive lo scrittore  Bacchelli, “simile a un fortilizio destinato all’ultima difesa”.    
Borgo di pietra tagliata rudemente, Triora esibisce la sua processione di case-torri, essenziali come il materiale di cui sono fatte, da cui rifugge ogni decorazione. Unici gioielli, austeri e raffinati nel contempo, i portali di ardesia recano incisi il trigramma, motivi di ispirazione religiosa e pagana.
 
La Chiesa dell’Assunta conserva nell’interno il “Battesimo di Cristo” di Taddeo Di Bartolo, il più antico quadro del Ponente ligure datato 1397; sembrano rincorrersi l’architrave dell’Oratorio  di San Giovanni,  i maghi-custodi sugli stipiti del portale, gli stemmi gentilizi delle case importanti. Il borgo conobbe l’animazione di una cittadina ricca, di grande importanza strategica nel controllo della Via del Sale. 
 
Nella chiusa fortezza medievale dell’importante Podesteria genovese restano i ruderi del Castello di Oberto di Ventimiglia. Poderose volte annerite, nel caratteristico quartiere della Samburghea, sostengono case che si sviluppano su diversi  piani, costruite come sono su un forte declivio, si serrano, quasi a sostenersi a vicenda, l’una contro l’altra in un intrico di caruggi. 
Un che di tragico, rovinoso e possente nel contempo si respira  in questa fortezza montana e non possono non venire in mente i disastri di un passato non troppo  lontano, di quando il paese, nel 1944, fu oggetto di rappresaglia  durante la ritirata tedesca. Ne porta ancora i segni Casa Stella, dove Tommaso Reggio, l’arcivescovo di Genova proclamato Beato, venne a morire il 22 novembre 1901 senza poter benedire la monumentale statua del Redentore posta sui 2200 metri del monte Saccarello. 
 
Terra di santi e di diavoli a Triora la magica, si rivolge oggi la curiosità dei visitatori. Il  Museo etnografico conserva la memoria storica di un importante processo per stregoneria celebrato (erano gli anni 1587-89), ai danni di povere donne del  luogo incolpate di commerci col diavolo. Un episodio oscuro, che la superstizione popolare, il clima intollerante della Controriforma e la mente eccitata di un commissario contribuirono a rendere tragico.  Ma come attira e prende questa storia della magia! 
 
Sarà, il suo fascino, connesso a qualcosa che attiene a mondi sconosciuti e terrifici, per quel tanto di oscuro e inconfessabile si nasconde nei meandri della psiche? Galoppa l’immaginazione dietro un passato di clamori e furori, visioni di orge, sabba, ossessi, incontri col diavolo, esorcismi, ordalie, supplizi, roghi, repressioni. O fu solo il contropotere degli umili “l’affermazione della presenza”, come  la chiama l’antropologo De Martino, a provocare le ire di coloro che detenevano il potere? Le condotte umane  centrate sulla magia sono presenti in tutte le culture,  tentare di capirle ed esplorarle significa  porsi a un crocevia privilegiato,  dove convergono  motivazioni,  meccanismi di difesa, desideri oscuri e profondi,  frustrazioni, suggestioni, simboli, illusioni.  
L’enigmatico borgo ligure sembra riproporre ancora, nella sua solitaria, austera bellezza, l’alterno oscillare di contraddizioni antiche e interrogativi sulla complessa natura  dell’uomo. 

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