Il potere dell'immagine: a Venezia la mostra 'Idoli'

 Il potere dell'immagine: a Venezia la mostra 'Idoli'

Padova, re sacerdote. Mostra Idoli a Venezia

Fin dalla preistoria l’uomo ha sentito la necessità di rappresentare la figura umana: con i graffiti e le pitture murali, ma anche in forma tridimensionale. Da quei lontanissimi tempi, fin dall’età paleolitica, ci è giunta un’immensa quantità di statuette realizzate in diversi materiali riproducenti tratti umani. Quale fosse il loro significato - valore simbolico, religioso o di testimonianza, espressione di concetti metafisici, funzione rituale o “politica” - e quali soggetti realmente rappresentassero, rimane ancora un mistero.

La mostra ''Idoli'' (dal greco eídolon, immagine) - promossa dalla Fondazione Giancarlo Ligabue, istituita nel 2016 da Inti Ligabue, e curata da Annie Caubet, conservatrice onoraria del Musée du Louvre - proporra dal 15 settembre a Venezia  (Palazzo Loredan), un viaggio affascinante nel tempo e nello spazio: il primo tentativo di confronto dall’Oriente all’Occidente, di opere raffiguranti il corpo umano del 4000-2000 a.C.
Attraverso 100 straordinari reperti – alcuni eccezionali per l’importanza storico-scientifica e la rarità – e grazie ad un apparato didattico coinvolgente, sarà possibile percorrere un ampio spazio geografico, che si estende dalla Penisola Iberica alla Valle dell’Indo, dalle porte dell’Atlantico fino ai remoti confini dell’Estremo Oriente, in un’epoca di grande transizione, in cui i villaggi del Neolitico si evolvono a poco a poco nelle società urbane dell’Età del Bronzo.

Rappresentazioni della figura umana esposte, di cui quattordici appartenenti alla Collezione Ligabue, saranno prestate da collezioni private internazionali e da importanti musei europei tra i quali l’Archäologische Sammlung-Universität Zürich, l’Ashmolean Museum of Art and Archaeology– University of Oxford, il Musées Royaux d’Art et d’Historie di Bruxelles, il Cyprus Museum a Nicosia.

L’esposizione a Palazzo Loredan, a Venezia, mostrerà le famose “Dee Madri” (raffigurazioni femminili particolarmente prospere nei seni e nei fianchi, simbolo forse del potere della Terra, della Maternità e della Fertilità) -provenienti dalle Isole Cicladi, dall’Anatolia Occidentale, dalla Sardegna, ma anche dall’Egitto, dalla Spagna, dalla Mesopotamia o dalla Siria.

Nel cammino di questa rappresentazione si trovano dapprima figure femminili, poi con l’affermarsi di società sempre più strutturate, saranno soprattutto gli uomini a divenire protagonisti: dei, sovrani, eroi.Elevata la qualità artistica: “gli individui che realizzarono quelle sculture - scrive la Caubet - erano artisti dotati di grande talento, che muovendosi tra il rispetto dei modelli tradizionali e la creazione innovativa, seppero comunque lasciare un segno”.
Quello che invece non cambia è il bisogno dell’individuo in ogni tempo di eprimersi, nei suoi sogni e nelle sue paure.

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